Calogero Zuppardo
   
Calogero Zuppardo

Sono nato nel 1952 a Camporeale, centro agricolo ed artigianale della Valle del Belice in provincia di Palermo. 

La mia passione per l’artigianato artistico è nata all’Istituto Statale d’Arte di Palermo che ho frequentato dal 1966. Fra i professori molti portavano avanti idee “sperimentaliste” e del design industriale, ma c’era ancora qualcuno legato alla ricca tradizione dell’artigianato palermitano come la mia professoressa di Storia dell’Arte, Sofia Cuccia che, contraria alla separazione tra quelle che erano chiamate “arti maggiori” o “pure” e “arti minori” o “applicate”, aveva una grande

  passione per il lavoro manuale e per la collaborazione fra gli artigiani che lavorando insieme aggiungono qualità e competitività alla loro produzione. 

Iscrivendomi alla facoltà di Architettura di Palermo ho subito incontrato un grande maestro che mi ha seguito fino alla laurea: il professore architetto Giuseppe Susani, veneto, convinto marxista, che si definiva ateo, ma che, costringendomi ad usare la ragione con la massima apertura, mi ha aiutato a prendere coscienza e ad affezionarmi alla mia identità di siciliano e di cattolico: Susani mi ha
  spinto a studiare la vicenda dei Gesuiti che tra il ‘600 e il ‘700 avevano costruito il grande baglio attorno al quale si sviluppa il mio paese.

Nel 1983, per caso, sono andato al Meeting per l’Amicizia tra i Popoli di Rimini dove ho visto, con sorpresa, un popolo di amici che lavorava per costruire una grande opera straordinariamente multiforme eppure unitaria. Ho intuito che quel miracolo doveva avere un punto sorgivo che mi appariva misterioso. Ho cercato di capire e ritornando in Sicilia mi è stato spiegato da un prete di catania: don Francesco
  Ventorino che, parlando come chi ha visto e toccato con mano, diceva: “è possibile vivere per costruire un’opera che rende evidente a tutti l’Ideale incontrato”. E l’ideale era lo stesso che aveva mosso i costruttori del baglio di Camporeale: la Compagnia di Gesù vissuta nel Movimento iniziato da un altro prete del quale don Francesco sempre parlava: don Luigi Giussani.

A questo incontro sono seguiti per me anni straordinarimente fecondi.

  Con alcuni amici ho fondato l’associazione Pro-loco del mio paese e promosso iniziative culturali, convegni e mostre d’arte. 
Nel 1984 ho aderito allo Studio Iride, fondato un anno prima da due giovani architetti, Filippo Vannelli e Roberto Alabiso, che avevano riscoperto l’antica tradizione vetratista palermitana. Con Filippo Vannelli e più a lungo con Roberto Alabiso, del quale ho sempre ammirato la straordinaria passione e perizia per il vetro, ho condiviso un’affascinante esperienza di lavoro progettando, realizzando e restaurando vetrate in numerose chiese, in edifici pubblici e case private. 
 
Nel mese di marzo del 1989, a Milano, durante l’assemblea nazionale della Compagnia delle Opere,  iniziò il rapporto di lavoro e di amicizia con Americo Mazzotta con il quale strettamente condivido l’esperienza del Baglio e dell’Opificio delle Arti , realizzando e restaurando vetrate ed oggetti in vetro con la collaborazione di altri artisti, architetti ed artigiani.
C. Z.